Il Pellet

Il legno in pellet è un combustibile ricavato dalla segatura. La norma UNI EN 14588 lo definisce come “biocombustibile addensato, generalmente in forma cilindrica, di lunghezza casuale tipicamente tra 5 mm e 30 mm, e con estremità interrotte, prodotto da biomassa polverizzata con o senza additivi di pressatura”.

La capacità legante della lignina, contenuta nella legna, permette di ottenere un prodotto compatto senza aggiungere additivi e sostanze chimiche estranee al legno[Vedi paragrafo successivo], ottenendo un combustibile ad alta resa. L’umidità del materiale deve essere compresa in uno stretto intervallo (intorno al 15% m/m) per garantire una corretta pressatura.

Grazie alla pressatura il potere calorifico del pellet, a parità di volume ma non di peso, è circa doppio rispetto al legno. Sul rendimento calorico influisce in minima parte anche la percentuale di legni duri di origine.

Il pellet è utilizzato come combustibile per stufe di ultima generazione, in sostituzione dei ceppi di legno. Se di ottima qualità, può anche essere utilizzato per la pulizia interna dei cambiamonete, presenti nella maggior parte dei bar che presentano slot machine. Ciò comporta una serie di miglioramenti di tipo ecologico, energetico e di gestione dell’impianto di riscaldamento rispetto alle stufe tradizionali.

Tra i vantaggi ambientali è da notare come la produzione di pellets non sia strettamente legata all’abbattimento di alberi interi: infatti i pellets possono essere prodotti da numerosi materiali di scarto come segatura e scarti di lavorazione di falegnameria, che in questo modo vengono rivalorizzati come combustibile di largo consumo.

L’Italia è il primo mercato europeo per il consumo di pellet di legno, con oltre 3 milioni di tonnellate all’anno, di cui solo il 20% risulta essere prodotto nei confini nazionali e il restante importato. L’elevata importazione rappresenta uno dei punti deboli del mercato del pellet in quanto impoverisce enormemente gli effetti benefici a livello ambientale derivanti dal consumo di un prodotto ecologico qual è il pellet, inoltre, è responsabile dell’instabilità dell’offerta, dell’incertezza circa l’approvvigionamento e della fluttuazione dei prezzi di mercato. A causa di questi fenomeni, vi è sempre una maggiore diffusione, del cosiddetto pellet agricolo (o agripellet), prodotto da coltivazioni erbacee non alimentari dedicate o da scarti di lavorazione agricola diversi dal legno (es. nocciolino di sansa, gusci di seme di girasole), può essere realizzato attraverso una filiera locale e stabile diventando, inoltre, una fonte di reddito integrativo per gli agricoltori. Il suo utilizzo è incentrato prevalentemente su impianti a biomasse industriali dotati di griglia mobile o con bruciatori ottimizzati. Tuttavia, vi è sempre una maggiore applicazione anche su stufe e caldaie domestiche dotate di bracieri autopulenti.